Cè uno spazio in casa che non smette di evolversi. Il bagno da ambiente puramente funzionale si è trasformato in uno dei luoghi più personali e ricercati dellabitare contemporaneo. Lo conferma, ogni anno, il Salone Internazionale del Mobile, e questa 64ª edizione non ha fatto eccezione.

Il team 4BILD era lì, tra stand e installazioni, per intercettare le direzioni più significative di un settore in piena effervescenza. Quello che abbiamo trovato è un universo sempre più orientato alla sostenibilità, dove materiali, finiture e composizioni dialogano con una nuova sensibilità estetica meno ostentazione, più autenticità.

Dagli arredi dalle proporzioni architettoniche alle superfici che evocano la natura, passando per soluzioni pensate per durare nel tempo: ecco le tendenze che ci hanno convinto di più.

Il colore a tutta superficie e nella massa.

Quando lavabo e mobile condividono la stessa cromia, il colore diventa struttura. Niente più distinzione tra contenitore e contenuto: rimane solo la forma, amplificata. È il colore che definisce lo spazio non lo riempie.

La natura non si cita. Si abita.

La natura non irrompe: si insinua. Lo fa attraverso dettagli precisi un miscelatore che si ispira al fiore di loto, una vasca rivestita in effetto pietra, superfici che restituiscono la texture organica di materiali antichi. Non è nostalgia del naturale, è una conversazione tra materia e forma. Concreta, calibrata, contemporanea.

A tutto specchio.

Il mobile a specchio si estende fino a coprire l’intera parete. Non è un gesto audace, ma una scelta consapevole. Le impronte passano in secondo piano quando il risultato è uno spazio più luminoso, visivamente dilatato, capace di restituire profondità anche agli ambienti più compatti.

Divisi a metà. Per scelta.

La convivenza trova una soluzione elegante. Una struttura unica si divide in due postazioni distinte, ognuna con il proprio miscelatore, ognuna con la propria identitàIl bagno condiviso smette di essere un compromesso e diventa progetto.

 

Less is more.

Il bagno si spoglia. Non per sottrazione, ma per intenzione. Le linee diventano continue, le superfici respirano, i dettagli smettono di competere. Ciò che resta non è il minimo indispensabile: è il massimo necessario. Un’estetica che non si spiega, si percepisce.

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